Alberi nani

panchina verde 1

Mai mi son seduta al tavolo
per scrivere poesie, 
alzata per farlo sempre.

La notte sul water,
taccuino malfermo sulle ginocchia
o sul balcone pieno del profumo
di gelsomini della mia casa popolare,
quando gli zarri rombano nelle loro auto
sparate in corse folli sul vialone di periferia.

Appena si accenna l’alba,
al lume incerto velato dal foulard rosso
sangue per non svegliarti.

E pure al parchetto,
qualche giorno di sole
che non riscalda.

Lì mi siedo
sulla panchina verde scrostata
tra alberi nani con attese da titani,
ancora non sanno se potranno onorarle,
proprio come me.

Sempre,
una folla di parole
insospettate dentro la testa
mi chiamano a testimone
per esistere

Non parlatemi della loro inutilità.
Troppe son le parole che aspettano
e più non s’affannano nel cercar consenso.

Rossana Bacchella

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