Trilogia per Lampedusa – L’hangar


Fotografia, DNA, sacco blu,
cerniera che scivola, senza guardare.
NUMERO 24.
L’aveva detto Helmi, sei pazzo, è un suicidio?
Lo è anche il servizio militare a vita, gli dissi
facendomi merce per diventare uomo.
Ti chiamo  Junayd, Giovane lottatore, per non scordarti.

Fotografia, DNA, sacco bianco,
cerniera,  aperta un pezzetto, avrà paura del buio.
NUMERO 47
Ma quant’è grande ‘sto sacco!
Quanta plastica sprecata. C’ho solo tre anni.
Ho ancora freddo, sola, senza la mamma.
Per me sei Nawal, Dono, per non scordarti.

Fotografia, DNA, sacco verde,
NUMERO 63
cerniera che indugia sul viso scavato.
Che guardi? Va beh, non so nuotare,
m’ero aggrappato alla bottiglia grande di plastica, 
sul legno azzurro scrostato la mano era così vicina…
Il tuo nome è Feisal, Deciso, per non scordarti.

Fotografia, DNA, sacco bianco,
cerniera, lacrima di occhi azzurri sconosciuti.
NUMERO 77
Non merito lacrime, ma solo vergogna,
non posso guardare il fratello che mi ha vista violare
meglio sola e cancellata che corrotta ai suoi occhi.
Io voglio darti il nome Maisa: Colei che cammina con fierezza, per non scordarti.

Fotografia, DNA, sacco blu,
cerniera chiusa sulla buia pace di plastica.
NUMERO 81
Ma perché cazzo sono nudo?
Non so, non ricordo.  La costa era lì, così vicina!
Una luce calda e poi ho respirato gelida acqua.
Ti chiamerò Qais, Risoluto, per non scordarti.

Fotografia, DNA, sacco bianco,
cerniera chiusa in fretta, lacrime finite.

NUMERO 92.
Ho perso la merendina di Nawal, ho perso anche Nawal,
dovevo lasciare la merendina e tenerla più stretta…
Lei è fuori dal sacco! Piangerà, ma mangerà una merendina straniera.
Ti chiamo Salima, che significa Salva, per non scordarti.

Nessuna fotografia, DNA, sacco di plastica,
L’ultimo numero non sarà pinzato
Nessuna cerniera cigolerà sul tuo corpo,
è poco, ma perdio, ti lascerò fluttuare!
Uno stupro sopra un altro mi aveva svuotato
la pancia appena riempita di una vita non cercata,
la costa era lì, la vedevo, dovevo sperare, affrontare la vergogna?
Ora la vergogna è di qualcun altro.
Io fluttuo leggera. E non ho scelto.        
Il  tuo nome è Tahira,  che vuol dire Pura, per non scordare.

Rossana Bacchella  (ottobre 2013)

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