La guerra senza fine


SABRA E SHATILA (settembre 1982)

Mutandine stese così piccole al sole,
lo stesso orrore di montagne di macerie
e cadaveri di Haddad,
mercenario con cinque punte sulla sua “buona” stella.

Il terrore,
carnefice travestito da vittima,
mostra impunemente al mondo
il petto ricoperto di medaglie da guerra.

Stelle rosse sventolano
nell’aria vergognosa che non potrete più respirare,
carcasse umane, esuli chiamati terroristi
per l‘illusione d’uno scampolo di terra
dove coltivare la vita.

Quella terra ora è vostra,
sopra di voi
attorno a voi
dentro di voi
materia unica coi vostri corpi
nell’unica pace che chiede vendetta.

Terra,
terra esigente e barbara quella
bagnata col sangue
per scrivere al mondo il nome del terrore.

Sarajevo vent’anni dopo – Il cecchino di Sarajevo


Il cecchino di Sarajevo

Sceglievo dal colore della maglia,
rosso vita,
giallo morte.
Ero grande lassù:
verde morte,
blu vita.
Inutile cambiare maglia,
ero Giove con le mie saette.

Ora sono un pezzente
come allora e…
come l’uomo dalla maglia blu
che lasciai vivere
per il capriccio di un Dio.
Il Dio dei Pezzenti.

Rossana Bacchella

Sarajevo vent’anni dopo – Lei insegna la pace


Lei insegna la pace

Ecco il muro,
ancora quei fori da cui
son scappato.
Li mostro a mio figlio,
vissuto lontano dal luogo-ricordo
d’orrore che mi visita
ancora la notte,
quando sono distratto,
mentre parlo al telefono
o guardo in viso mia moglie.
Lei insegna la pace a
generazioni future,
ma non parla dei buchi
rimasti sulla nostra vecchia casa.

Rossana Bacchella

Sarajevo vent’anni dopo – Le nuove rose di Sarajevo


Le nuove rose di Sarajevo

Sarajevo brucia
brucia il palazzo del potere
e bruciano cicatrici
vive, vent’anni dopo,
per gli echi della guerra.

Ma non vanno gattoni,
i figli della guerra,
a cercar riparo dietro
un muro,
un container,
un tram,
non strisciano
nascosti da sacchi di sabbia.

Stanno in piedi, dritti,
persone normali,
non bosniaci, serbi o croati
solo uomini e donne
un unico abbraccio nella stessa rabbia.

In mezzo a loro, mia figlia.

Incontrerà, nella piazza,
il figlio dell’uomo,
che al tempo del Tunnel (nero)
mi ha violato?

Col fratello di sangue
urlerà le stesse parole?
Lo guarderà? Gli sorriderà?

Io li vedo, nello stesso sguardo alto
su minareti, campanili e cupole che
si guardano, si studiano, si scrutano
ma non si odiano.

Rossana Bacchella

Estoy viva


L’uomo è stanco e la donna
su di sé, prende le sue fatiche,
paga i conti che può e lascia,
a momenti migliori, quelli del cuore.
Ancora in piedi, con le gambe piegate,
carica sulle spalle figli da condurre in salvo
senza guardare indietro,
per non tramutarsi in sale.

Sotto la pelle, fertile come erba grama,
un grigio vischioso sfratta il ricordo di sé
sia questo l’amato profumo sul collo,
un fiore sgargiante sul mobile buono,
l’alito di primavera che torna ogni anno
a spingere turgido in vene di altri,
o la pur stupida voglia di odor di bucato
nel letto a due, ormai sfatto.

E se in pancia scoppia impertinente
l’ira impotente dei giorni incompresi,
e prova la nera fossa dalle pareti sguscianti
ecco spuntare dal Guatemala la giovane
donna ferita e stuprata  “Estoy Viva”
Valeria B., mentre sorride, le dice.

Allora la donna rivede il confine,
sempre più in basso ritrova il lamento.
Sempre più in fondo.
Inutile trovar la misura:
“Estoy Viva!”

Rossana Bacchella