Smemorati


C’è nel tragitto umano
l’ora del palco senza più divertimento
s’indossa la maschera d’adulto
scura, fitta e ben congegnata per funzionare.

Sotto resta il tempo del lutto
chi per un bambino urlante,
chi per una bimba impertinente,
chi per un timore devastante,
e chi, per il paradiso perduto
di cui il ricordo è ormai fuggito.

Rossana

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Lo dirà una poesia


Mia madre era morbida
e bella
con un neo sulle labbra
per baciare.

Mia madre era nervi
come canne suonate dal vento
con due mani secche
per punire.

Al primo vagito
mi immerse nel suo latte
e miele
e mi mise un suo vestito.

A vent’anni fuggii da lei
per la mia guerra,
-difesa dal suo scudo-
e non sapevo il mio tallone
essere il cuore.
Lo tenne tutto per sé.

Mia madre ora è terra e vermi
ma mi riconsegnò il cuore
al primo vagito
uscito dal mio ventre.

Io preparai il bagno di latte
e miele
e il vestito…

Che ne sarà di quel cuore?
Lo dirà una poesia
quando sarò terra e vermi.

Rossana Bacchella

(Il latte e miele: il latte è il simbolo del primo aspetto dell’amore, quello per le cure e l’affermazione; il miele simboleggia la dolcezza della vita, l’amore per essa, e la felicità di sentirsi vivi.)

Mi chiede se mi piaci


Quando ti ho vista
dopo tanto cullare
di virtuale amore che si faceva carne
dopo tanta pena
di separazione dall’onnipotenza del pieno che regalavi
mi chiede se mi piaci
domanda surreale
per chi ormai, senza parole, sa.

Rossana Bacchella

Partigiano della pace



Ho patito la guerra

nell’anima e sin quasi
nella carne: mi serra
lo stomaco e la gola
la morte per fuoco che cola
su Baghdad degli innocenti
l’urlo dei superstiti
intorno al mercato sventrato
il sorriso rubato
falciato dei bambini
che ora hanno moncherini
al posto della braccia.
Di pietà non c’è traccia
per la bellezza di ieri
per gli angeli dei Sumeri
per i libri scritti alle origini
su Gilgamesh e su Noè.
Contano i generali
i danni collaterali.
Morti lasciati alle mosche,
piccoli uccisi a un check-point,
bare che tornano a casa
avvolte dalle bandiere.
Poi arriveranno calme
le petroliere?

Giuseppe Conte

La ballata della discesa



In ufficio si ride al caffè:
chi sta peggio di me?
Diventa una gara, 
tra il serio e il faceto:
chi perde il lavoro
chi vende il suo oro
chi ha incerta la casa 
che non può pagare
mio dio ti ringrazio 
c’io la casa popolare.

In mezzo ai giardini,
ci son sempre bambini
MAUROOOOOO, MAUROOOOO
se sputi il signore, 
t’accatti un ceffone
MAUROOOOOO, MAUROOOOO
c’è pronta la cena
mi fai sempre urlare
mica siamo al mercato rionale.

Secondo piano: la disinfezione
ci son mille nidi di scarrafone
dello storpio è la casa
ci fa il ciabattino
ma inquieto è spesso più d’un bambino
cavallo pazzo è il suo soprannome  
e tutti spaventa col suo vocione
e corre di qua e corre di là
la zeppa di legno sintonizza il suo trotto
fa pianger la piccola
e penso che è troppo.

Ma il TROPPO ancor più lontano si fa
e un giorno al mercato rivedi le priorità:
ti senti un signore a comprar la verdura
se l’occhio ti cade sulla quella vecchina
che cara la paga a rovistar nella spazzatura.

Rossana Bacchella