Puerto Escondido

PuertoEscondido

Solo cani randagi mi accompagnano
curiosa dell’alba sorta
sull’incalzante fragore di onde mai viste prima.

Incessanti e grandiose
senza tregua rimestano
l’anima travolta da liquidi fantasmi di sabbia.

Dal fondo oscuro trasale
l’io inebriato da fragranze salmastre
e di nuovo lo inventa il fremito della pelle nel vento.

Il mo minuscolo corpo
avvolto dall’immensità accoglie
sgomento la libertà che così piccolo e grande lo crea.

1981

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Oviedo

Oviedo

Verande di merletti trasparenti
spinte in cerca della luce,
riccioli di barocco rinchiusi nella spirale della provincia,
proteggono usci socchiusi di bar
dove invento immagini di mostri di vapori.

Volti grigi di pioggia,
incomprensibili concerti di suoni,
alzano nuove frontiere tra già assurdi confini.

Gli umidi e curiosi serpenti di pietra antica risuonano
del mio passo insicuro in cerca del calore dell’anonimato.

1981

Playa Nora

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L’aria,
carica di trasparenze rubate alla primavera
bacia, sfiorando leggera
il risveglio di insoliti fantasmi e gnomi
vampiri neri, volando solo un attimo
svaniscono trafitti da raggi di sole.

Nel rumore del silenzio
crepitano di paura le foglie di eucalipto
agitano nelle vene la calda ansia che
sottraendoli al grigio della noia
ridipinge a colori magici paesaggi .

La bianca spuma marina
rompe, frantuma
rinasce in affreschi di tempeste dell’animo
chiama alle sue sicure viscere
dove spengono i fragori di tumulti senza nome.

Improvviso tutto riprende il suo posto
negli occhi della grande vacca
che nutre il suo nero corpo
nel sorriso di carne che
sempre più vicino
mi sta regalando il tuo sguardo limpido.

1981

La mia città

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Cammino controluce.

Fremito sulla pelle la folla che mi sfiora
sagome senza volto
tessere di me che non conosco
s’incastrano nel mio incompleto puzzle
i ritmi della città confluiscono
nel suono dentro le mie orecchie
Let it be, lascia che sia.

I fianchi ondeggiano morbidi
dello stesso ritmo che scorre nella via
la musica è dentro
sospinge avanti
avanti
scivolo
sono parte di questi sassi che calpesto
dei muri antichi
del marmo freddo e rosa
di tutta la città
di questo maledetto paese che amo

parte dell’intero universo
che fluisce nel mio minuscolo essere
mentre cammino incontro al sole: Rising sun.

Rossana Bacchella

Quasi un Madrigale


Il girasole piega a occidente
e già precipita il giorno nel suo
occhio in rovina e l’aria dell’estate
s’addensa e già curva le foglie e il fumo
dei cantieri. S’allontana con scorrere
secco di nubi e stridere di fulmini
quest’ultimo gioco del cielo. Ancora,
e da anni, cara, ci ferma il mutarsi
degli alberi stretti dentro la cerchia
dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno
e sempre quel sole che se ne va
con il filo del suo raggio affettuoso.

Non ho più ricordi, non voglio ricordare;
la memoria risale dalla morte,
la vita è senza fine. Ogni giorno
è nostro. Uno si fermerà per sempre,
e tu con me, quando ci sembri tardi.
Qui sull’argine del canale, i piedi
in altalena, come di fanciulli,
guardiamo l’acqua, i primi rami dentro
il suo colore verde che s’oscura.
E l’uomo che in silenzio s’avvicina
non nasconde un coltello fra le mani,
ma un fiore di geranio.

Salvatore Quasimodo

Per Milano


Non è che dalle cuspidi amorose
crescano i mutamenti della carne,
Milano benedetta
Donna altera e sanguigna
con due mammelle amorose
pronte a sfamare i popoli del mondo,
Milano dagli irti colli
che ha veduto qui
crescere il mio amore
che ora è defunto.
Milano dai vorticosi pensieri
dove le mille allegrie
muoiono piangenti sul Naviglio.

Alda Merini