Yo soy; simplemente soy…


“Me importa una mierda lo que piense el mundo. Yo nací puta, yo nací pintora, yo nací jodida. Pero fui feliz en mi camino. Tú no entiendes lo que soy. Yo soy amor, soy placer, soy esencia, soy una idiota, soy una alcohólica, soy tenaz. Yo soy; simplemente soy… Eres una mierda.”

— Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, una carta nunca entregada a Diego Rivera

“Non mi importa un cazzo di quello che pensa il mondo. Io sono nata puttana, io sono nata pittrice, io sono nata fottuta. Ma sono stata felice lungo il mio cammino. Tu non capisci quello che sono. Io sono amore, sono piacere, sono essenza, sono un’idiota, sono un’alcolizzata, sono tenace. Yo sono; semplicecemente sono… sei una merda.”

— Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, una lettera mai invitata a Diego Rivera
Traduzione Rossana Bacchella

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Istanti


Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

Urla dalla periferia

periferia

Gli scontri tra poveri dalle PERIFERIE delle grandi città, la disperazione degli uni e degli altri, mi hanno ricordato le parole di un fante sugli assalti alla baionetta durante la Grande Guerra : “…eravamo belve feroci tra le belve feroci…” .

Dalla periferia piena di urla diverse che abito.

Se l’urlo scoppia improvviso
è un grido d’aiuto che stava
in fondo al mare del lutto
è il dolore che nessuno
ascolta silente e pacato,
aiuto chiedo dalla pancia
di un inutile sussulto,
ha vagato nelle nebbie
per tanto tempo in sordina…
eppure ancora mi ripeto
“non posso tramutarmi in bestia.”

Non urlo contro di te
urlo nel buio
cerco un’eco
a cui aggrapparmi
per continuare a sentire
e non abbandonare la speranza,
le sconfitte pesano
e inutile è la lotta
in solitudine
contro forze schiaccianti e invisibili,
s’insinuano lente nel tempo
e logorano
come guerra di trincea
dove non si vede la fine,
ogni giorno è una nuova
impercettibile caduta, un passo che
porta più vicini al fondo
dove incontri la belva che
ancora non conoscevi
la guardi dritta negli occhi
e cerchi la forza di urlarle:
“non posso tramutarmi in bestia!”

RB

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht

Lezione di buon senso


Che conforto sarebbe
un dio da pregare!
Non importa quale,
basta sia quello che
a sua immagine e somiglianza ci ha creato
e non la nostra imperfetta proiezione.
Non importa il suo nome,
basta un dio da pregare
come un potente magnanimo
per eccesso di potenza
raggiunta con metodi onesti.

Che sia questo, Dio?
Un un potente che
non chiede mazzette
e non
un padre-padrone o padrino
che prima punisce,
poi tende la mano,
ma ancora stai lì rannicchiato e
non sai se la mano alzata
sarà carezza o schiaffo.

Un potente può tutto su di te.

Questa la lezione
di buon senso
di un dio proiettato
o introiettato che sia?
La stessa lezione di Giove
a Ulisse e Prometeo:
tu sei l’acaro
che a volte si crede dio.

Prendo la lezione,
ma ancora non imparo a pregare i potenti.

Sopra tutti i potenti


Chiedo a te,
cristiano o
buddista o
mussulmano o
ebreo,
si può imparare la fede
in un qualsiasi dio?

Colui che cura il cancro,
ti smagrisce in dieci giorni,
ti scolpisce un corpo da Apollo,
ti fa arrivare a fine mese e
vincere un terno al lotto.
Quello che inventa occhi grandi
per guardare il dolore,
ti salva dalla pazzia e
dai (pre)potenti e,
al posto tuo,
protegge i fiumi,
gli alberi del pianeta e
gli animali in estinzione…

Dico a te,
che credi in una preghiera a un
potente
sopra tutti i potenti,
insegnami quella preghiera
che non ho mai detto e
renda dolce il mio sorriso e
faccia battere il sasso che ho nel petto,
e non bruci le ali di Icaro.

Tristezza

donna triste

All’improvviso avvinghia come
morbida ragnatela,
un fluido magnetico
cava energie e
languidamente innamora.

Un solo palpito di ciglia
scioglierebbe le briglie
a mille gocce di pianto, ma
impalpabile rete di
indefinibili sensazioni
si fa nemica potente e irreale.

Sapessi maneggiarla
concretizzarla
sfiorarla con le mani della mente
l’avrei in pugno
potrei dominarla
schedarla
archiviarla.

Intrecciata con le mie stesse cellule
plagia
rapisce
accompagna in cantoni cupi
nell’estremo raggio di ghiaccio
dove scalpita l’urlo infrattato nel dolore.

1979

Sola, come fosse normale


Sola,
come fosse normale,
setaccio oniriche realtà
nel profumo avvolgente di
lenzuola fresche di bucato.
Appeso per il collo
il rosso costume da pagliaccio,
abbraccerò un’altra notte trafitta di spade.

Succhio coraggio alla quiete
di vecchi oggetti – postumi d’identità-
spesse pareti cementate d’abitudine
sospendono il dubbio nel sangue che
deve scorrere del tutto normale.

Ma quando tu, occasionale
compagno di solitudine, accendi
solo un attimo, l’illusione,
esplode la stanza,
tutto sconvolge, mischia, sgretola…
non un appiglio,
una sola cosa normale.

1979

Sono quella che sono


Sono quella che sono
sono fatta così
se ho voglia di ridere
rido come una matta
amo colui che m’ama
non è colpa mia
se non è sempre quello
per cui faccio follie
sono quella che sono
sono fatta così
che volete ancora
che volete da me

Son fatta per piacere
non c’è niente da fare
troppo alti i miei tacchi
troppo arcate le reni
troppo sodi i miei seni
troppo truccati gli occhi
e poi
che ve ne importa a voi
sono fatta così
chi mi vuole son qui

Che cosa ve ne importa
del mio proprio passato
certo qualcuno ho amato
e qualcuno ha amato me
come i giovani che s’amano
sanno semplicemente amare
amare amare…
che vale interrogarmi
sono qui per piacervi
e niente può cambiarmi.

Jaques Prévert