Tre movimenti per Colonia

capelli rossi

Dal fondo dei millenni
familiari e bestiali tentacoli di disprezzo
hanno sporcato il nostro corpo,
cercato d’infilare la nostra libertà
nel sacco nero della paura;
con pretese di dominio o protezione,
hanno piantato le loro bandiere
senza chiedere il permesso.

Volti chiari o visi scuri
teste rasate o benpensanti
divinità vessatorie o benevole
legulei o scranni influenti
spargono, il loro testosterone
come acido sulle nostre radici;
e ogni qual volta scriviamo un rigo di storia,
si alleano per cancellarlo
come fosse gesso su una lavagna
e non inciso sulla pelle.

Da un fiume di acque scure
mi sforzo di salvare la gioia
dell’Eros, la coscienza allargata
che dalle profondità vola alto
e si unisce al respiro del cosmo.
Sgomente del potere della dea creatrice
che ogni donna nasconde
minuscole statue senza piedistallo
sono in marcia per schiacciare
teste dai folti capelli rossi.

Rossana Bacchella

Yo soy; simplemente soy…


“Me importa una mierda lo que piense el mundo. Yo nací puta, yo nací pintora, yo nací jodida. Pero fui feliz en mi camino. Tú no entiendes lo que soy. Yo soy amor, soy placer, soy esencia, soy una idiota, soy una alcohólica, soy tenaz. Yo soy; simplemente soy… Eres una mierda.”

— Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, una carta nunca entregada a Diego Rivera

“Non mi importa un cazzo di quello che pensa il mondo. Io sono nata puttana, io sono nata pittrice, io sono nata fottuta. Ma sono stata felice lungo il mio cammino. Tu non capisci quello che sono. Io sono amore, sono piacere, sono essenza, sono un’idiota, sono un’alcolizzata, sono tenace. Yo sono; semplicecemente sono… sei una merda.”

— Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, una lettera mai invitata a Diego Rivera
Traduzione Rossana Bacchella

Sarajevo vent’anni dopo – Lei insegna la pace


Lei insegna la pace

Ecco il muro,
ancora quei fori da cui
son scappato.
Li mostro a mio figlio,
vissuto lontano dal luogo-ricordo
d’orrore che mi visita
ancora la notte,
quando sono distratto,
mentre parlo al telefono
o guardo in viso mia moglie.
Lei insegna la pace a
generazioni future,
ma non parla dei buchi
rimasti sulla nostra vecchia casa.

Rossana Bacchella

Sarajevo vent’anni dopo – Le nuove rose di Sarajevo


Le nuove rose di Sarajevo

Sarajevo brucia
brucia il palazzo del potere
e bruciano cicatrici
vive, vent’anni dopo,
per gli echi della guerra.

Ma non vanno gattoni,
i figli della guerra,
a cercar riparo dietro
un muro,
un container,
un tram,
non strisciano
nascosti da sacchi di sabbia.

Stanno in piedi, dritti,
persone normali,
non bosniaci, serbi o croati
solo uomini e donne
un unico abbraccio nella stessa rabbia.

In mezzo a loro, mia figlia.

Incontrerà, nella piazza,
il figlio dell’uomo,
che al tempo del Tunnel (nero)
mi ha violato?

Col fratello di sangue
urlerà le stesse parole?
Lo guarderà? Gli sorriderà?

Io li vedo, nello stesso sguardo alto
su minareti, campanili e cupole che
si guardano, si studiano, si scrutano
ma non si odiano.

Rossana Bacchella

Estoy viva


L’uomo è stanco e la donna
su di sé, prende le sue fatiche,
paga i conti che può e lascia,
a momenti migliori, quelli del cuore.
Ancora in piedi, con le gambe piegate,
carica sulle spalle figli da condurre in salvo
senza guardare indietro,
per non tramutarsi in sale.

Sotto la pelle, fertile come erba grama,
un grigio vischioso sfratta il ricordo di sé
sia questo l’amato profumo sul collo,
un fiore sgargiante sul mobile buono,
l’alito di primavera che torna ogni anno
a spingere turgido in vene di altri,
o la pur stupida voglia di odor di bucato
nel letto a due, ormai sfatto.

E se in pancia scoppia impertinente
l’ira impotente dei giorni incompresi,
e prova la nera fossa dalle pareti sguscianti
ecco spuntare dal Guatemala la giovane
donna ferita e stuprata  “Estoy Viva”
Valeria B., mentre sorride, le dice.

Allora la donna rivede il confine,
sempre più in basso ritrova il lamento.
Sempre più in fondo.
Inutile trovar la misura:
“Estoy Viva!”

Rossana Bacchella

Donne come addobbi di natale


Non chiudere gli occhi,
anche se fa male,
per te non è nulla

non chiudere gli orecchi,
anche se lontane
le urla nel silenzio
vibrano come trapano
fin nelle viscere

non chiudere la finestra,
respira a pieni polmoni
il vento fetente
che appende le donne agli alberi come
addobbi di natale per mostri
che non stanno nei fumetti e
su nessuno straccio di terra
o pietraia
o letamaio
dovrebbero posare il piede

sciogli il dolore
nel brodo da cui veniamo
per riemergere umano
braccia larghe,
occhi spalancati
e cuore oltre la staccionata dell’incredibile

non lo dico a te,
ma al mio pensiero sviato
da una supposta civiltà.

Rossana Bacchella (13-06-2014)