Lo dirà una poesia


Mia madre era morbida
e bella
con un neo sulle labbra
per baciare.

Mia madre era nervi
come canne suonate dal vento
con due mani secche
per punire.

Al primo vagito
mi immerse nel suo latte
e miele
e mi mise un suo vestito.

A vent’anni fuggii da lei
per la mia guerra,
-difesa dal suo scudo-
e non sapevo il mio tallone
essere il cuore.
Lo tenne tutto per sé.

Mia madre ora è terra e vermi
ma mi riconsegnò il cuore
al primo vagito
uscito dal mio ventre.

Io preparai il bagno di latte
e miele
e il vestito…

Che ne sarà di quel cuore?
Lo dirà una poesia
quando sarò terra e vermi.

Rossana Bacchella

(Il latte e miele: il latte è il simbolo del primo aspetto dell’amore, quello per le cure e l’affermazione; il miele simboleggia la dolcezza della vita, l’amore per essa, e la felicità di sentirsi vivi.)

Mi chiede se mi piaci


Quando ti ho vista
dopo tanto cullare
di virtuale amore che si faceva carne
dopo tanta pena
di separazione dall’onnipotenza del pieno che regalavi
mi chiede se mi piaci
domanda surreale
per chi ormai, senza parole, sa.

Rossana Bacchella

Il 1° maggio di una disoccupata


Oggi, 1° maggio 2014, festeggio la lettera di licenziamento datata 30 aprile. Mi hanno chiamata zavorra forse qualcuno ora mi chiamerà parassita. Ma che cazzo vogliono da me?

Alla mia mamma piaceva il posto fisso. “L’informatica è il mestiere del futuro.” Mi ha detto. “Non te ne pentirai!” Son finita tra numeri, tastiere, banche e scrivanie. Non era il mio sogno, ma il lavoro lo facevo bene. Anche la più stupida cosa, se ben fatta, un po’ di soddisfazione la dà. Per farmelo pacere di più mi sono dedicata alla difesa della cause perse. Difendere i diritti dei lavorati, da tempo, è solo questo. Che ci posso fare? Ho sempre avuto un debole per i più deboli! Doctor’s is in c’era scritto su un foglio A4 ripiegato in tre e appoggiato sulla mia scrivania. E io ero Lucy.

Oggi, 1° maggio, dopo anni a tirar la cinghia e nove mesi di cassa integrazione, sono ufficialmente zavorra. A causa degli anni contati, non di quelli che mostravo nel lavoro. Sono finta in discarica e poi… e poi basta, mi sono detta. Dapprima mi sentivo in colpa per le mie figlie. Niente Master, niente vacanze, niente vitello o scarpe nuove… Solo libri concedevo.

Poi ho pensato. Se la caveranno come è stato per i miei nonni con la prima guerra. Come è capitato ai miei genitori col nazifascismo e una seconda guerra. La terza guerra è loro. E nostra. Alle spalle non abbiamo la cultura della Resistenza e l’impeto della ricostruzione. Difficile dopo vent’anni di sfascio. Tempi di magra. E allora? Riduzione di costi! Io sono il governo, il presidente del consiglio e il ministro dell’economia. Così ci siamo tolti i vizi, gli sprechi e ciò che c’era in più di quanto si potesse desiderare. Anzi non è rimasto più niente attaccato. Giusto l’essenziale. Anche i desideri sono cambiati. L’emozione di realizzarne uno piccolo è salita alle stelle. E a me rimane tutto il tempo, tanto e irregolare, per fare quel che ho sempre sognato.

Le mie figlie non avranno eredità in denaro. A loro andrà il seme della resistenza che mi passò mio padre assieme quello delle lotte operaie e studentesche e della creatività della mia generazione.  So che sono ben piantati nel loro terreno. Ne uscirà una pianta nuova. Ma ancora nessuno di noi la sa immaginare.

Rossana Bacchella