Tre movimenti per Colonia

capelli rossi

Dal fondo dei millenni
familiari e bestiali tentacoli di disprezzo
hanno sporcato il nostro corpo,
cercato d’infilare la nostra libertà
nel sacco nero della paura;
con pretese di dominio o protezione,
hanno piantato le loro bandiere
senza chiedere il permesso.

Volti chiari o visi scuri
teste rasate o benpensanti
divinità vessatorie o benevole
legulei o scranni influenti
spargono, il loro testosterone
come acido sulle nostre radici;
e ogni qual volta scriviamo un rigo di storia,
si alleano per cancellarlo
come fosse gesso su una lavagna
e non inciso sulla pelle.

Da un fiume di acque scure
mi sforzo di salvare la gioia
dell’Eros, la coscienza allargata
che dalle profondità vola alto
e si unisce al respiro del cosmo.
Sgomente del potere della dea creatrice
che ogni donna nasconde
minuscole statue senza piedistallo
sono in marcia per schiacciare
teste dai folti capelli rossi.

Rossana Bacchella

Urla dalla periferia

periferia

Gli scontri tra poveri dalle PERIFERIE delle grandi città, la disperazione degli uni e degli altri, mi hanno ricordato le parole di un fante sugli assalti alla baionetta durante la Grande Guerra : “…eravamo belve feroci tra le belve feroci…” .

Dalla periferia piena di urla diverse che abito.

Se l’urlo scoppia improvviso
è un grido d’aiuto che stava
in fondo al mare del lutto
è il dolore che nessuno
ascolta silente e pacato,
aiuto chiedo dalla pancia
di un inutile sussulto,
ha vagato nelle nebbie
per tanto tempo in sordina…
eppure ancora mi ripeto
“non posso tramutarmi in bestia.”

Non urlo contro di te
urlo nel buio
cerco un’eco
a cui aggrapparmi
per continuare a sentire
e non abbandonare la speranza,
le sconfitte pesano
e inutile è la lotta
in solitudine
contro forze schiaccianti e invisibili,
s’insinuano lente nel tempo
e logorano
come guerra di trincea
dove non si vede la fine,
ogni giorno è una nuova
impercettibile caduta, un passo che
porta più vicini al fondo
dove incontri la belva che
ancora non conoscevi
la guardi dritta negli occhi
e cerchi la forza di urlarle:
“non posso tramutarmi in bestia!”

RB

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari


Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht

La guerra senza fine


SABRA E SHATILA (settembre 1982)

Mutandine stese così piccole al sole,
lo stesso orrore di montagne di macerie
e cadaveri di Haddad,
mercenario con cinque punte sulla sua “buona” stella.

Il terrore,
carnefice travestito da vittima,
mostra impunemente al mondo
il petto ricoperto di medaglie da guerra.

Stelle rosse sventolano
nell’aria vergognosa che non potrete più respirare,
carcasse umane, esuli chiamati terroristi
per l‘illusione d’uno scampolo di terra
dove coltivare la vita.

Quella terra ora è vostra,
sopra di voi
attorno a voi
dentro di voi
materia unica coi vostri corpi
nell’unica pace che chiede vendetta.

Terra,
terra esigente e barbara quella
bagnata col sangue
per scrivere al mondo il nome del terrore.

Sarajevo vent’anni dopo – Il cecchino di Sarajevo


Il cecchino di Sarajevo

Sceglievo dal colore della maglia,
rosso vita,
giallo morte.
Ero grande lassù:
verde morte,
blu vita.
Inutile cambiare maglia,
ero Giove con le mie saette.

Ora sono un pezzente
come allora e…
come l’uomo dalla maglia blu
che lasciai vivere
per il capriccio di un Dio.
Il Dio dei Pezzenti.

Rossana Bacchella

Estoy viva


L’uomo è stanco e la donna
su di sé, prende le sue fatiche,
paga i conti che può e lascia,
a momenti migliori, quelli del cuore.
Ancora in piedi, con le gambe piegate,
carica sulle spalle figli da condurre in salvo
senza guardare indietro,
per non tramutarsi in sale.

Sotto la pelle, fertile come erba grama,
un grigio vischioso sfratta il ricordo di sé
sia questo l’amato profumo sul collo,
un fiore sgargiante sul mobile buono,
l’alito di primavera che torna ogni anno
a spingere turgido in vene di altri,
o la pur stupida voglia di odor di bucato
nel letto a due, ormai sfatto.

E se in pancia scoppia impertinente
l’ira impotente dei giorni incompresi,
e prova la nera fossa dalle pareti sguscianti
ecco spuntare dal Guatemala la giovane
donna ferita e stuprata  “Estoy Viva”
Valeria B., mentre sorride, le dice.

Allora la donna rivede il confine,
sempre più in basso ritrova il lamento.
Sempre più in fondo.
Inutile trovar la misura:
“Estoy Viva!”

Rossana Bacchella

Donne come addobbi di natale


Non chiudere gli occhi,
anche se fa male,
per te non è nulla

non chiudere gli orecchi,
anche se lontane
le urla nel silenzio
vibrano come trapano
fin nelle viscere

non chiudere la finestra,
respira a pieni polmoni
il vento fetente
che appende le donne agli alberi come
addobbi di natale per mostri
che non stanno nei fumetti e
su nessuno straccio di terra
o pietraia
o letamaio
dovrebbero posare il piede

sciogli il dolore
nel brodo da cui veniamo
per riemergere umano
braccia larghe,
occhi spalancati
e cuore oltre la staccionata dell’incredibile

non lo dico a te,
ma al mio pensiero sviato
da una supposta civiltà.

Rossana Bacchella (13-06-2014)

Il 1° maggio di una disoccupata


Oggi, 1° maggio 2014, festeggio la lettera di licenziamento datata 30 aprile. Mi hanno chiamata zavorra forse qualcuno ora mi chiamerà parassita. Ma che cazzo vogliono da me?

Alla mia mamma piaceva il posto fisso. “L’informatica è il mestiere del futuro.” Mi ha detto. “Non te ne pentirai!” Son finita tra numeri, tastiere, banche e scrivanie. Non era il mio sogno, ma il lavoro lo facevo bene. Anche la più stupida cosa, se ben fatta, un po’ di soddisfazione la dà. Per farmelo pacere di più mi sono dedicata alla difesa della cause perse. Difendere i diritti dei lavorati, da tempo, è solo questo. Che ci posso fare? Ho sempre avuto un debole per i più deboli! Doctor’s is in c’era scritto su un foglio A4 ripiegato in tre e appoggiato sulla mia scrivania. E io ero Lucy.

Oggi, 1° maggio, dopo anni a tirar la cinghia e nove mesi di cassa integrazione, sono ufficialmente zavorra. A causa degli anni contati, non di quelli che mostravo nel lavoro. Sono finta in discarica e poi… e poi basta, mi sono detta. Dapprima mi sentivo in colpa per le mie figlie. Niente Master, niente vacanze, niente vitello o scarpe nuove… Solo libri concedevo.

Poi ho pensato. Se la caveranno come è stato per i miei nonni con la prima guerra. Come è capitato ai miei genitori col nazifascismo e una seconda guerra. La terza guerra è loro. E nostra. Alle spalle non abbiamo la cultura della Resistenza e l’impeto della ricostruzione. Difficile dopo vent’anni di sfascio. Tempi di magra. E allora? Riduzione di costi! Io sono il governo, il presidente del consiglio e il ministro dell’economia. Così ci siamo tolti i vizi, gli sprechi e ciò che c’era in più di quanto si potesse desiderare. Anzi non è rimasto più niente attaccato. Giusto l’essenziale. Anche i desideri sono cambiati. L’emozione di realizzarne uno piccolo è salita alle stelle. E a me rimane tutto il tempo, tanto e irregolare, per fare quel che ho sempre sognato.

Le mie figlie non avranno eredità in denaro. A loro andrà il seme della resistenza che mi passò mio padre assieme quello delle lotte operaie e studentesche e della creatività della mia generazione.  So che sono ben piantati nel loro terreno. Ne uscirà una pianta nuova. Ma ancora nessuno di noi la sa immaginare.

Rossana Bacchella